Connect with us

Sostiene Nicolino

A questo punto, meglio il tempo effettivo

I recuperi extralarge voluti da Collina non stanno aumentando i minuti di gioco ai Mondiali: non è meglio introdurre il tempo effettivo?

minuti recupero mondiali

Una delle novità dei Mondiali di Qatar, che inevitabilmente sta facendo molto discutere, è rappresentata dai minuti di recupero record che vengono concessi ad ogni partita. I più si sono persi l’annuncio di Pierluigi Collina, attuale presidente della Commissione arbitri della Fifa. Quella di recuperare tutto, ma proprio tutto il tempo perso, è una direttiva ben precisa, insomma, non un’iniziativa dei singoli arbitri delle gare di Qatar 2022. Dopo il match d’esordio tra Ecuador e Qatar, nella seconda giornata di partite sono stati recuperati in tutto 58 minuti, suddivisi in 3 match. E il trend si è mantenuto elevatissimo anche nei giorni successivi.

La direttiva di Collina: recuperare “tutto”

Del resto, la direttiva è chiara: bisogna recuperare tutto, non solo le sostituzioni e gli infortuni, ma anche le perdite di tempo per palloni che finiscono in fallo laterale e vi rimangono a lungo, per le esultanze e via discorrendo. Insomma, è una nuova interpretazione di quella che è la regola generale, perché sia chiaro, non è una novità di questi Mondiali che gli arbitri debbano recuperare il tempo perduto. Si è deciso, però, che stavolta lo si debba fare davvero, creando sostanzialmente un precedente. sì, perché c’è un torneo che si sta giocando con una nuova interpretazione delle regole esistenti, mentre fino a pochi giorni fa, le stesse regole sono state interpretate in maniera diversa in campionati nazionali e coppe varie. Non proprio un bello spot per il mondo arbitrale in generale, la cui credibilità in Italia è già minata proprio nello stesso periodo dallo scandalo D’Onofrio.

Recuperi extralarge anche in Serie A

Come riferisce oggi la Gazzetta dello Sport, onde creare disparità, la tendenza del Mondiale a recuperare proprio tutto, si ripercuoterà al termine di Qatar 2022 anche sui campionati nazionali in Europa, di conseguenza anche in Serie A, e nelle coppe europee. L’obiettivo è di scoraggiare le perdite di tempo sistematiche da parte dei “furbetti” e allo stesso tempo aumentare il tempo effettivo di gioco delle partite. Un risultato che però ad oggi non è stato raggiunto. Eh già, perché i dati riportati oggi da Tuttosport non sono esattamente ciò che si aspettava Collina: ai Mondiali di Russia 2018, le partite sono durate in media 97 minuti considerando il recupero con un tempo effettivo di gioco di 55 minuti; in Qatar, invece, fin qui le partite sono durate in media 106 minuti, ma il tempo effettivo non è cambiato, è sempre di 55 minuti.

Risultato scadente: meglio il tempo effettivo

Insomma, più minuti di recupero si danno, più tempo perdono i calciatori in campo. È il cane che si morde la coda e se l’obiettivo è quello di arrivare ai 60 minuti di tempo effettivo di gioco, non c’è altra soluzione, a mio avviso, che introdurlo direttamente. Due tempi di 30 minuti, che terminano, come nel football americano, allo scadere dell’ultima azione di gioco, senza ulteriori possibilità di allungare. In un solo colpo si eviterebbero inutili perdite di tempo, sceneggiate varie e diminuirebbe anche la discrezionalità nella concessione di un tempo di recupero più o meno lungo. Sì, perché ve lo anticipo: la decisione dell’Ifab di estendere il recupero extralarge nei campionati, tra cui la Serie A, genererà inevitabilmente altre polemiche.

Basta sedersi sulla riva del fiume e attendere che magari la Juventus vinca una partita al minuto 103 per trovarsi davanti alla solita levata di scudi contro gli arbitri, la loro discrezionalità, la sudditanza psicologica e compagnia bella. Del resto, stiamo vedendo cosa accade anche con la VAR: si diceva avrebbe eliminato errori e polemiche, semplicemente ha elevato la rabbia ad un altro livello di discussione. E molti errori marchiani continuano ad essere commessi, semplicemente perché alla fine si riconduce tutto ad un essere umano che deve saper gestire la macchina.

Mirko Nicolino, giornalista e allenatore, mi divido tra scrivania e campo, guidato da una sola ed unica passione

More in Sostiene Nicolino