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Tennis

Caso Peng Shuai: la WTA sospende i tornei in Cina, il Cio usa “diplomazia”

Il caso Peng Shuai continua a far discutere. E il dibattito ha ormai superato i confini della cronaca e del tennis, per investire in generale il tema dei rapporti tra sport e politica. Mentre le istituzioni sportive toccate più da vicino dalla vicenda si muovono in ordine sparso.
Se la WTA ha scelto la strada dello scontro con Pechino, infatti, ATP e ITF non si sbilanciano, e il Cio ha preferito un approccio “morbido” nell’interlocuzione col governo cinese.

WTA, stop ai tornei in Cina

Alla sparizione dalla scena pubblica della campionessa di doppio, dopo le accuse di stupro rivolte al potente ex vicepremier di Pechino, Zhang Gaoli, è seguita una mobilitazione internazionale dei colleghi di Peng e dell’opinione pubblica. Tanto che media governativi cinesi hanno iniziato a diffondere mail, foto e filmati che avrebbero dovuto provare che la tennista è serena e al sicuro.
Il risultato è stato invece alimentare ancora più sospetti e dubbi. Al punto che, all’inizio del mese, la WTA ha annunciato la sospensione di tutte le sue attività in Cina e Hong Kong.
Un gesto non scontato per l’associazione delle tenniste professioniste, dato che questo significa rinunciare a 11 tornei, comprese le Finals di Shenzen, e agli importanti investimenti a essi legati. Per tornare sui suoi passi Steve Simon, CEO della WTA, ha chiesto prove certe e indipendenti del fatto che Peng sia al sicuro, e un’indagine trasparente sulle sue accuse di molestie.

Il Cio, le videochiamate e la “diplomazia silenziosa”

La drastica decisione è arrivata nonostante le rassicurazioni diffuse dal Cio dopo due videochiamate dei suoi rappresentanti con l’atleta, tenutesi il 21 novembre e il 1 dicembre. Il Comitato Olimpico, in una dichiarazione ufficiale, ha affermato che Peng sta bene, nonostante la difficile situazione in cui si trova. Ha anche rivendicato un approccio alla vicenda definito “umano e centrato sulla persona” e il ricorso alla “diplomazia silenziosa” nei casi riguardanti i diritti umani, assicurando che avrebbe continuato a occuparsi del caso.
In questa polarizzante questione c’è comunque anche chi sembra non voler prendere posizione. Si tratta dell’ITF e dell’ATP, che si sono limitati a diffondere generici comunicati in cui, senza nominare mai la Cina, esprimono preoccupazione per la tennista e speranza che la situazione si risolva presto.
Un atteggiamento che non sembra essere stato particolarmente gradito dalla comunità tennistica. Diversi giocatori sono infatti intervenuti sui social, commentando ironicamente e polemicamente le dichiarazioni delle loro associazioni.

Mi piace lo sport, ma scrivo soprattutto di tennis e di basket.

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