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SERIE A

Dybala supera Platini, ma la Juve è davvero guarita?

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La Juventus conquista la qualificazione agli ottavi di Champions con due turni di anticipo, Dybala record, ma i bianconeri non devono esaltarsi troppo

Paulo Dybala è stato il mattatore della notte di Champions League della Juventus. Contro lo Zenit San Pietroburgo si è vista finalmente quella che molti definiscono una “prestazione europea” e soprattutto il suo numero 10 è salito in cattedra come non faceva da tempo. Sia ben chiaro, tutte le volte in cui è sceso in campo in questa stagione l’argentino ha dato chiaramente l’idea di essere il miglior calciatore di questa Juve, quello in grado di accendere la luce improvvisamente. Da la Joya, però, ci si attende sempre di più da quando è stato indicato come il possibile erede di Messi.

Dybala e la “posa” di Platini

Nel match valido per il 4° turno di Champions League, Dybala ha messo a segno una doppietta raggiungendo prima (105 gol) e superando poi Michel Platini (106) nella classifica dei goleador della Vecchia Signora tra campionato e coppe. L’imitazione della posa di Le Roi dopo il gol annullato in Coppa Intercontinentale contro l’Argentinos Juniors, ha spiegato poi, era proprio un omaggio al francese, suo idolo e idolo di milioni di tifosi bianconeri. Insomma, è stata una notte leggendaria per certi versi, almeno per il numero 10 argentino, da cui ora i supporters di Madama si attendono la firma del rinnovo.

È stata più in generale una vittoria troppo importante per la Juventus, per una serie di buoni motivi. Innanzitutto, la qualificazione agli ottavi di Champions League con due turni di anticipo, il primo traguardo stagionale fissato da Massimiliano Allegri e per nulla scontato visto quanto sta accadendo negli altri gironi. Un passaggio del turno che porta con sé anche un importante tesoretto per la società di Andrea Agnelli, tra fisso, market pool e premi vari. Hai detto niente in un momento di crisi nel quale anche la Juve ha bisogno di ossigeno per affrontare le sfide che il prossimo futuro riserverà all’industria calcio in generale.

Il ritiro ha fatto bene alla Juventus?

Ed è una vittoria importante anche perché arriva in un momento particolare nella storia della Juventus. In campionato i bianconeri sono stati protagonisti di un avvio negativo, cui è seguito un filotto di risultati utili consecutivi, prima di ripiombare nel baratro con le due sconfitte rimediate in 5 giorni contro Sassuolo e Verona. Sconfitte che, come confermato dallo stesso Max Allegri, hanno minato le certezze conquistate con fatica nel mese e mezzo precedente. La decisione di portare la squadra in ritiro al J Hotel – ritiro non punitivo, sottolinea il tecnico livornese – sembra aver dato i suoi frutti, poiché ieri sera si è vista in campo una squadra mai doma e disposta al sacrificio su ogni centimetro di campo. “Era solo lo Zenit”, evidenzia qualcuno. Allo stesso tempo si potrebbe dire che “erano solo Empoli, Sassuolo e Verona”, eppure la Juve ha perso tre su tre sfide sulla carta assolutamente abbordabili.

La Juventus è dunque guarita in due giorni di ritiro? Assolutamente no. Guai a fare lo stesso errore fatto nel precedente ciclo, che seppur abbia portato i bianconeri a mettere insieme 9 risultati utili consecutivi, si è concluso con due tonfi ancora più rumorosi dei precedenti. Questa squadra ha ancora molto da lavorare e migliorare, sotto l’aspetto tecnico, tattico e anche mentale. Lo psicologo evidentemente dovrà passare ancora un bel po’ di tempo sul campo della Continassa, prima di rientrare nel suo studio. Come testimoniano i 5 minuti finali della gara con lo Zenit, distrazioni e cali di tensione sono sempre dietro l’angolo. E vista la situazione molto deficitaria in campionato, si tratta di situazioni che questa Juventus non può assolutamente permettersi. A partire dalla gara di sabato contro la Fiorentina.

Mirko Nicolino, giornalista e allenatore, mi divido tra scrivania e campo, guidato da una sola ed unica passione

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