Nelle ultime 10 trasferte di Champions League, la Juventus ha vinto una sola volta: lo scorso anno in casa del Lipsia per 2-3. Un dato che dà bene l’idea di quale sia oggi la dimensione internazionale della Vecchia Signora, ben lontana dalla compagine che incuteva timore a tutti in giro per il Continente durante il ciclo dei 9 scudetti di fila. Negli ultimi anni ci è stato detto che a Torino si cercavano “nuovi modi per vincere”, la verità è che per cercare la modernità a prescindere e la freschezza dei giovani, si è persa caratura internazionale e la capacità di gestire i momenti delle partite contro avversari anche che concedono molto.
Come si è rivelato anche il Villarreal di Marcelino, che ha sì dato l’impressione di poter far male ad ogni ripartenza, ma ha spesso lasciato spazio alle proprie spalle e in area di rigore è parso tutt’altro che una squadra attenta. Nonostante ciò, la Juventus non è riuscita a fare sua una partita che dopo lo svantaggio iniziale era riuscita a ribaltare con due bei gol, seppur propiziati da svarioni del Sottomarino Giallo. Complici anche i cambi finali che hanno un po’ destabilizzato la Signora, la squadra di Igor Tudor si è schiacciata in area di rigore fino all’ultimo angolo fatale.
L’imbattibilità non è un trofeo
L’ennesimo gol subito su calcio da fermo, che conferma la fragilità tecnica, tattica e mentale di una squadra che con questi presupposti non può andare lontano. A inizio ottobre siamo di fronte a una fotocopia della Juventus di Thiago Motta, seppur con un modulo di gioco diverso e qualche interprete nuovo. Atteggiamenti e fragilità sono le stesse, così come è uguale il bearsi di un’imbattibilità che non rappresenta alcun trofeo. Il Milan che non è imbattuto è davanti, per esempio. Anche la Cremonese oggi è imbattuta, quindi?
Nell’era dei 3 punti, ogni 3 pareggi equivalgono a 1 vittoria e 2 sconfitte. Continuare a trincerarsi, ripeto, come lo scorso anno dietro l’imbattibilità non può che mettere la polvere sotto il tappeto. Ad oggi abbiamo di fronte una squadra che avrebbe bisogno di rinforzi in alcuni ruoli, ma anche di provare a fare cose diverse per andare incontro alle caratteristiche dei giocatori. L’impressione è che invece si vada avanti testa bassa, anche a costo di finire a 100 all’ora contro un muro. È vero, la squadra ha quasi sempre più possesso dell’avversario, corre tantissimi chilometri a partita, ma se questi numeri non portano alla vittoria, probabilmente rappresentano un’aggravante. Per farla breve, si fa molto lavoro improduttivo e non ha nessun senso quindi parlare di prestazione che deve venire davanti ai risultati.
Il Milan di Allegri nuovo esame per la Juve di Tudor
Domenica contro il Milan non sarà decisiva, ma sarà un altro esame importante per questo nuovo ciclo. Ci sono tantissime partite ancora davanti, ma se non si dà subito un segnale forte la prospettiva è quella di impantanarsi e doversi trovare molto presto a ripartire di nuovo da zero. Per l’ennesima volta in pochi anni.






