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Sostiene Nicolino

Juve: come dare un senso a questa stagione?

Dopo l’eliminazione dalla Champions League, la Juventus ha ancora due terzi di stagione da giocare e deve farlo per ottenere il massimo

All’indomani della sconfitta col Benfica che ha sancito l’eliminazione aritmetica dalla Champions League, la Juventus non può fare altro che leccarsi le ferite. Non che ci fossero comunque molte chance anche in caso di vittoria, ma la gara del Da Luz ha confermato purtroppo che i bianconeri non meritavano di passare il turno. Con 4 sconfitte su 5 gare di Champions disputate, la Vecchia Signora ha effettuato un ulteriore step verso il basso nella sua esperienza europea degli ultimi 5 anni. Massimiliano Allegri venne cacciato al termine della stagione 2018-2029 dopo aver vinto scudetto, Supercoppa Italiana e raggiunto i quarti di finale di Champions League. Nelle tre stagioni successive (nell’ordine con Sarri, Pirlo e lo stesso Allegri al rientro) la Juve si è sempre fermata addirittura un turno prima, agli ottavi di finale, mentre quest’anno, a naturale conclusione del cerchio, purtroppo, è arrivata addirittura l’esclusione ai gironi. E, attenzione, perché non è finita: con l’attuale situazione in campionato, il rischio è che la Juventus nemmeno partecipi alla prossima edizione della Champions League.

Juventus: chiuso il cerchio del quinquennio?

Insomma, sono cambiati gli allenatori, ma il quinquennio dice che a fronte di spese importanti e stipendi elevati, la Juventus si è andata via via indebolendo e i risultati sono stati sempre peggiori dell’anno prima. A chi tifa Juventus spiace ammetterlo, ma oggi anche questo Benfica, che è comunque una signora squadra che non perde da 26 partite di fila (23 vittorie e 3 pareggi), è superiore ai bianconeri. Il doppio confronto è stata una conferma lampante di superiorità tecnica, tattica, mentale, atletica… Nei 180 minuti i portoghesi hanno avuto pure la possibilità di giocare, in certi frangenti, come fa il gatto con il topo e ad un certo punto ieri sera c’erano i presupposti per un’imbarcata.

Insomma, la Juventus è ormai ben lontana dal livello che aveva raggiunto nella prima parte del ciclo vincente dei 10 anni. Molti, purtroppo, pensano ancora alla squadra che fece le due finali in tre anni, ma davvero questa non è nemmeno lontana parente e in comunque ha solo l’allenatore e un paio di giocatori a fine corsa. I “vecchi” non ne hanno più e i più giovani, seppur molto bravi, non hanno quella caratura internazionale che si acquisisce giocando tante partite su certi palcoscenici. È anche per questo che in estate la dirigenza bianconera aveva puntato su elementi come Pogba e Di Maria, figure di livello internazionale sia dal punto di vista strettamente tecnico, sia dal punto di vista della mentalità. Il francese, però, non è stato mai a disposizione, mentre l’argentino sta trascorrendo più tempo in infermeria che in campo. Se a ciò si aggiunge che Federico Chiesa, uno dei più forti della rosa, sia ancora ai box e che rotazione si fermino per problemi fisici diversi elementi importanti, impossibile dare continuità e competere a certi livelli.

Allegri inevitabilmente in discussione

Il rischio più grosso per Allegri e la sua truppa è ora quello di perdere quanto guadagnato mentalmente con le due vittorie ottenute contro Torino ed Empoli. A Lecce si presenterà una Juventus che dovrà gestire un contraccolpo importante e che non potrà contare su circa 8-10 giocatori per infortunio. Il rischio tracollo è dietro l’angolo, eppure ci sono ancora da giocare due terzi di stagione. L’allenatore livornese per ora è salvo, ma le prossime 4 partite prima della sosta per i Mondiali saranno decisive. In caso di discesa verticale, il suo mandato non si protrarrà oltre la fine del 2022, anche se sarà un salasso dal punto di vista economico. In alternativa, se vorrà dare un senso a questa stagione, Allegri dovrà inanellare una serie di risultati positivi che lo riportino a lottare per le prime posizioni. E anche se non sarà una passeggiata di salute, tentare a tutti i costi di entrare in Europa League e giocarsela. Ci saranno avversarie fortissime come Arsenal, Barcellona e compagnia, ma vincere aiuta a vincere, alzare trofei abitua ad alzare trofei. Un’abitudine che la Juve ha perso e anche ripartire da competizioni meno importanti può essere un punto di ripartenza.

Mirko Nicolino, giornalista e allenatore, mi divido tra scrivania e campo, guidato da una sola ed unica passione

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