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Juve: ora ci vuole molta “halma”

malmoe juventus

Prima vittoria stagionale per la Juventus di Massimiliano Allegri, ma è ancora presto per dire se i bianconeri siano guariti

La Juventus ha conquistato ieri sera la sua prima vittoria stagionale. Buona la quarta, potremmo dire, ma c’è una notizia nella notizia: i bianconeri non hanno preso gol, chiudendo la gara contro il Malmoe con un clean sheet che mancava dal 2 marzo. Da quello Juventus-Spezia in poi la Vecchia Signora è stata sempre perforata e a nulla sembrava essere servito il cambio di allenatore. Anche con Massimiliano Allegri, infatti, tra amichevoli pre-campionato e prime tre giornate di Serie A, la Juve ha sempre subito almeno un gol, confermando una fragilità endemica che è caratteristica delle squadre prive di equilibrio, che vivono costantemente in bilico.

Non aver subito gol dopo oltre 6 mesi rappresenta per i bianconeri uno step in avanti molto importante, che potrebbe, in questa situazione “instabile” essere un buon viatico per la ricostruzione. Sia ben chiaro, non è che i calciatori della Juventus e il suo allenatore fossero dei brocchi prima ed improvvisamente siano diventati dei campioni e strateghi ieri sera. Ci vuole equilibrio nei giudizi e soprattutto molta calma, “halma” direbbe proprio Max Allegri. Che sia l’anno zero per Madama è ormai fuori discussione, poiché l’addio di Ronaldo ha avuto una sorta di effetto “shock”, che non può non segnare una cesura con quanto successo durante il triennio del campione portoghese (a proposito, ieri 3° gol in due partite, anche se non è servito allo United per evitare la sconfitta con il modesto Young Boys). Ora, però, bisogna passare attraverso un processo di crescita frastagliato di ostacoli.

Juve: alibi e scuse stanno a zero

Sulle prime tre gare di campionato, nelle quali la Juve ha conquistato solo un punto, si potrebbe ovviamente approfondire, sofferma dosi ad esempio sul fatto che ad Udine la gara fosse in controllo e gli “orrori” di Szczesny siano stati decisivi; la sconfitta in casa contro l’Empoli, invece, non ha alcuna giustificazione per atteggiamento e svolgimento del tema; la gara contro il Napoli, per come i bianconeri ci sono arrivati (tanti assenti tra nazionali e infortunati) è quella che probabilmente potrebbe fornire maggiori scusanti, ma anche qui, gli alibi stanno a zero.

Lo ha detto e ridetto mille volte, Max Allegri: gli alibi e le scuse sono dei perdenti, i vincenti trovano una soluzione. Ed è per questo che la vittoria all’esordio in Champions contro il Malmoe assume un’importanza vitale. L’avversario non era probabilmente di caratura molto superiore all’Empoli, eppure la Juventus lo ha affrontato con il giusto atteggiamento, senza concedere praticamente nulla e per giunta non accontentandosi dopo aver ottenuto il vantaggio. È parsa anche una Juve abbastanza tonica fisicamente, che non ha subito il proverbiale calo alla distanza. Sono quelle vittorie, Allegri dixit, che se le fai è tutto normale, ma se ci lasci punti generano inevitabilmente drammi.

Testa bassa e pedalare verso il Milan

L’atteggiamento migliore, dunque, è quello di prendere quanto di buono è venuto fuori dalla gara – da Locatelli che sembra già aver preso in mano il centrocampo, alle giocate di classe di Dybala, passando per le incursioni di Cudarado ed Alex Sandro, fino ad arrivare ai lanci ficcanti di Bonucci – e proiettarlo verso la sfida contro il Milan. Domenica sera all’Allianz Stadium ci sarà un altro esame importante per la Vecchia Signora, contro una squadra solida, che ha trovato ormai stabilità da due anni e che parte indubbiamente da una posizione di vantaggio mentale e di classifica. Un’affermazione bianconera non sarebbe certificato di guarigione, ma comunque sarebbe la conferma che la via intrapresa contro il Malmoe sia quella giusta. Altrimenti, la Juve rimarrebbe sulle stesse montagne russe della passata stagione, quando in tutto l’anno è riuscita a mettere di fila tre vittorie in una sola occasione. Troppo poco per chi ha l’obbligo di essere stabilmente tra le grandi.

Mirko Nicolino, giornalista e allenatore, mi divido tra scrivania e campo, guidato da una sola ed unica passione

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