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Milan e Juve DOUBLE FACE, rossoneri belli in Italia, la Signora sfila in Europa

ll cammino contraddittorio delle Nostre, tra campionato e Champions League. Questioni di limiti, vediamo quali.

In campionato sono 16 i punti di distanza. Il Milan è in testa assieme al Napoli con 31 punti, e ha praticamente doppiato la Juventus, che ne ha messo insieme solo 15 in 11 partite ed è impantanata a  metà della classifica, in bilico tra la parte destra e quella sinistra. 

La differenza che c’è tra due livelli di gioco, tra due categorie. Che finora ha suggerito l’accento da porre sulla critica delle due squadre. Milan quasi perfetto e in corsa per lo scudetto, Juve maggiore delusione della serie A, con tanto lavoro da fare per inseguire la qualificazione in Champions League.

Eppure, se uno non conosce questi dati, e dà anche solo un’occhiata alla situazione nella maggiore coppa europea, può farsi un’idea completamente opposta: Juve top team, con quattro vittorie su 4, già qualificata agli ottavi e vicina al primo posto nel girone; Milan con la timidezza da esordiente e capace di mettere da parte un solo punto in quattro partite. Con una situazione che dà per scontata l’eliminazione dalla Champions e rende complicata anche la partecipazione a Europa League. 

La sintesi più gettonata riguarda la frase fatta: la Juve è una squadra da Champions e il Milan no. Ma è un luogo comune. Se sei capace di dominare in Champions League, come la Juve, a maggior ragione dovrai fare il vuoto in un campionato, il nostro, che da qualche anno non è al top in Europa. Semmai può essere vero il discorso contrario, cioè che il nuovo Milan ora è pronto a giocare per lo scudetto, ma non ha ancora maturato esperienze europee. Ma più in generale, capita che squadre imperfette, non siano completamente costanti nei risultati e che – giuocando meno spesso in Europa – trovino in Champions League dei risultati meno in linea col resto della stagione.

Insomma, io non credo che la Juve di Champions sia perfetta, almeno fino alla partita precedente all’ultima, con cui ha dominato contro lo Zenit. E né che in campionato sia una squadra irrecuperabile.

Nelle due precedenti sfide europee, la Juve aveva vinto col minimo scarto,  1-0, due partite equilibrate, contro il Chelsea e ancora contro lo Zenit, che avrebbero anche potuto concludersi con un risultato diverso. Come in campionato, viceversa, nelle 11 giornate disputate, non c’è stata una volta che il risultato della Juve fosse netto, sia in caso positivo che negativo: ha perso punti in partite che poteva serenamente pareggiare o addirittura vincere, come in altre occasioni (vedi contro la Roma), ha vinto partite più per caso che per effettivi meriti.

Insomma, la Juve è una squadra che ha ancora tanti problemi da superare, che ha mantenuto in sostanziale equilibrio quasi tutte le partite che ha disputato, trovando l’epilogo giusto nella coppa più prestigiosa. 

Più che sul dato totale (punteggio pieno nel girone), io mi soffermerei sui dati significativi dell’ultima vittoria: successo largo, doppietta di Dybala, gol del solito Chiesa, e squillo di Morata, per una volta capace di gridare presente.

Allegri, nell’occasione ha varato una formazione offensiva (questi tre, piu’ Bernardeschi e McKennie), che ha dato ottime risposte. Non tanto da Chiesa – che è stato finora il miglior giocatore della Juve – ma da McKennie, incursore riesce a proporre una soluzione in più per la squadra; da Morata che è tornato al gol; e soprattutto da Dybala, che in assenza di Ronaldo deve indossare i panni del leader traccia sentiero; di quello che nelle fasi di stanca, prende la squadra e se la carica sulle spalle; di chi decide le partite che rimangono a lungo in equilibrio. Con Dybala e attorno a Dybala – a prescindere dalla Champions, – Allegri può disegnare, d’ora in avanti, una Juve diversa.

Il Milan, al contrario, in Champions non è riuscito a riproporre il cammino disinvolto mostrato in campionato. Dove però – attenzione – potrebbe  lottare per lo scudetto come non le accade da dieci anni. Per cui, ci sta il fatto che, mancando da anni in questa competizione, non abbia l’esperienza giusta per affrontarla; e ci sta che abbia commesso ingenuità – tra rossi e gol subiti – costate care. Ma se diamo un’occhiata anche alla sola partita di ieri, ci accorgiamo che la necessità di turnare alla vigilia del fondamentale derby di campionato – panchinati Ibrahimovic, Kessie e Kjaer – abbia privilegiato il sogno scudetto rispetto all’inseguimento di una complicata qualificazione Champions. 

Ma davvero può puntare allo scudetto una squadra maltrattata in Europa?… Assolutamente si, perché avere continuità nel doppio impegno è difficile per qualunque squadra che non abbia due squadre titolari a disposizione. 

E se qualcuno vuole per forza nutrire dei dubbi, si volti indietro di una stagione e ripassi il cammino scudetto dell’Inter di Conte. Che ha cominciato a volare dopo l’amarezza e le polemiche successivi alla eliminazione non solo dalla Champions ma anche da Europa League. Competizione che, a questo punto, il Milan farebbe bene ad evitare…

L’Inter – ma qui si vede l’esperienza accumulata nella stagione precedente e una rosa leggermente più strutturata di quella milanista – rappresenta il modo migliore per conciliare campionato e coppa: una squadra attualmente in grado di comportarsi in maniera simile tra serie A e Champions League. Con delle battute a vuoto, ma anche con la forza per risollevarsi (andando a vincere in casa e poi in trasferta contro le sorprese dello Sheriff) e con gli strumenti (tra titolari e panchinari) per reggere con energia il doppio impegno. Non è marginale il fatto che all’ultima vittoria sui moldavi abbiamo contribuito Vidal e Sanchez, che Simone Inzaghi sta riportando alla migliore condizione. Alla vigilia di un derby pesantissimo per il campionato, forse l’Inter arriva addirittura psicologicamente più forte. Ma il Milan ha già dimostrato dopo le tre precedenti delusioni di coppa, di saper sfilare in campionato con la sua veste migliore.

Chiudiamo con l’Atalanta, che forse è proprio a metà del guado: può ancora farcela, battendo il Villareal in casa, ma resta nel limbo del “vorrei ma non posso”, che quest’anno, sai in campionato che in coppa, sembra essere la sua condizione rappresentativa.

Contro il Manchester United, per la seconda volta consecutiva, l’Atalanta è prima andata in vantaggio, poi ha dominato, fino a soffrire il ritorno di una squadra di maggior talento e personalità. Raccogliendo alla fine solo un punto in due partite. La bella figura c’è stata, ma sono mancati i giocatori di qualità che permettono all’Atalanta di aggiungere alla sua incredibile intensità anche le giocate che alla fine decidono le partite. O meglio, le giocate ci sono state: il formidabile Duvàn, aveva per due volte favorito il vantaggio prima con un assist per Ilicic, poi con una fantastica volata personale. Ma quando la qualità è scesa (Zapata stanco, Ilicic sostituito da un Muriel completamente involuto), l’Atalanta ha lasciato campo e i fuoriclasse del Manchester United se lo sono preso. Ronaldo aveva segnato il 3-2 nel finale a Manchester. Sempre lui ha strappato il pareggio a 2 minuti dal termine a Bergamo. Qualità. Ma anche problemi di gestione da parte della squadra di Gasperini che anche in serie A, soprattutto in casa, ha dilapidato punti pesantissimi.

Questione di limiti. Che restano gli stessi, sia che si giochi in campionato, sia nella più prestigiosa coppa  

Libero pensatore e opinionista di Sky, soprattutto libero, a tratti pensatore.

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