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Milan, non sei ancora pronto

Il Milan saluta la Champions League, il processo di crescita non è ancora completato ed Ibrahimovic (zero gol e zero assist) non basta a livello europeo

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Il Milan saluta la Champions League, il processo di crescita non è ancora completato ed Ibrahimovic (zero gol e zero assist) non basta a livello europeo

Il Milan dice subito addio alla Champions League e non riesce a centrare nemmeno il terzo posto nel gruppo B, che avrebbe offerto il “paracadute” dell’Europa League. Che il nuovo cammino europeo del ‘Diavolo’ sarebbe stato complicato lo si sapeva sin dal sorteggio dei gironi, ma il risultato è oltremodo deludente. I rossoneri chiudono all’ultimo posto di un raggruppamento in cui c’era sicuramente una squadra di categoria superiore, il Liverpool, mentre le altre due tutto sommato sembravano alla portata, ovvero i campioni di Spagna dell’Atletico Madrid (oggi quarti a -10 dalla vetta) e quello che lo scorso anno, quando eliminò la Juventus agli ottavi, è stato definito tutto sommato un Porto modesto.

Un girone deludente

La delusione è figlia in parte anche della narrazione che si sta facendo del calcio italiano. Si dice ormai da tempo, infatti, che il livello della Serie A si sia innalzato, con diverse squadre che praticano un calcio moderno, più europeo appunto, tra cui il Milan. Eppure, dopo le due finali raggiunte dalla Juventus di Allegri, il calcio italiano non è più arrivato in fondo alla Champions (l’Inter di Conte ha giocato una finale di Europa League) e non sembra al momento vicino a poterlo fare. I rossoneri ne sono l’emblema: squadra organizzata, dai ritmi interessanti e che da due anni è comunque al vertice del calcio italiano. La stessa squadra, però, è stata presa a pallate all’andata ad Anfield, perdendo causalmente solo per 3-2 viste le occasioni create dal Liverpool, attualmente la terza forza in Premier. Ed è la stessa squadra che non è riuscita a battere nemmeno il Porto in casa, ottenendo una sola vittoria su 6 partite, al Wanda Metropolitano (0-1).

Pioli: ok alle attenuanti, ma niente scuse

Per carità ci sono tutte le attenuanti del caso, gli infortuni, alcune decisioni arbitrali discutibili, il terreno di San Siro, tirato in ballo ieri sera dallo stesso Pioli, ma non possono essere delle scusanti. La verità è che in questo momento, al di là della proposta di gioco, il calcio italiano paga un dazio importante a livello di “categorie” dei calciatori. I più bravi finiscono nell’ordine in Premier League, in Liga e Bundesliga. La Serie A è vista come un campionato di passaggio oppure come una lega in cui svernare a fine carriera.

Basta soffermarsi sulle statistiche di Zlatan Ibrahimovic per farsi un’idea dello stato dell’arte. Lo svedese è ancora uno dei migliori nel nostro campionato, nonostante abbia 40 anni, ma a livello europeo è stato improponibile. La sua Champions League 2021-2022 si conclude con 4 presenze su 6 gare, 160 minuti giocati, zero gol, zero assist, zero occasioni da gol nitide e in tutto 3 tiri in porta. Troppo poco per essere il calciatore più rappresentativo, il terminale offensivo di una delle quattro squadre top della Serie A.

Senza campioni, non se ne cantano messe

La proposta di gioco può essere cambiata, in effetti in Italia ora si segna di più e si subiscono anche più gol, con tante partite che terminano in over 3.5, ma se non hai i calciatori forti, quelli di categoria superiore, in Europa non vai avanti. Il Milan che si è riaffacciato in Champions League non è nemmeno lontanamente parente di quello che l’ha vinta 7 volte. Pioli sta facendo un grande lavoro, ha tanti giovani in crescita, ma non è ancora pronto per certi palcoscenici. Per tornare protagonista nell’Olimpo del calcio servirà portare a Milano qualche campione ed evitare che quelli che stanno crescendo attualmente nel club non cedano alle lusinghe dei top club esteri.

Mirko Nicolino, giornalista e allenatore, mi divido tra scrivania e campo, guidato da una sola ed unica passione

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