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CALCIO

Plusvalenze: la fragilità finanziaria delle società di calcio di Serie A

L’inchiesta della procura di Torino sulla Juventus ha acceso ancora una volta i riflettori sulla questione plusvalenze nel mondo del calcio italiano. Un capitolo opaco che non riguarda solo i bianconeri. Nelle ultime 10 stagioni, infatti, questa pratica ha generato per i club di serie A introiti per 3 miliardi di euro. Frutto, almeno in parte, di affari “a specchio” e operazioni di finanza creativa, che nascondono i problemi di liquidità e riducono il rosso nei bilanci. Al punto che una recente inchiesta dedicata da Report a questo argomento ha parlato senza mezzi termini di “fragilità finanziaria delle società di calcio” italiane.

Plusvalenze a specchio, la denuncia del Covisoc

Il sistema delle plusvalenze “fittizie” è semplice. Due società si accordano per scambiare o acquistare l’una dall’altra uno o più giocatori valutandoli la stessa cifra, superiore al loro reale valore di mercato. Questo permette di mettere positivamente a bilancio la differenza tra quanto speso originariamente dalla squadra per acquistare (o far crescere) un calciatore e la somma per cui lo ha ceduto, anche se il club non ha effettivamente guadagnato nulla nello scambio.
Una pratica da tempo finita sotto l’occhio della Covisoc, la commissione della FIGC che ha il compito di vigilare sulla situazione finanziaria delle società di calcio italiane. Che già quest’estate, con una nota al presidente Gravina, aveva denunciato la situazione di squilibrio economico dei grandi club, evidenziando i rischi di default a campionato in corso. E che lo scorso ottobre ha segnalato le 62 operazioni di mercato sospette da cui ha poi preso il via l’inchiesta Prisma.

Non solo Juve: Inter, Napoli e le altre

Affari in cui, oltre alla Juve, sono coinvolte, tra le società di serie A, Genoa, Sampdoria, Atalanta, Inter e Napoli. Sotto osservazione, ad esempio, è finito l’acquisto di Victor Osimhen da parte dei partenopei, in cui sono entrati anche quattro giovani valutati complessivamente 20 milioni e finiti a militare nelle serie minori.
Pratiche rese possibili dalla difficoltà di dimostrarne la natura fraudolenta, dato che non esiste un metodo oggettivo per determinare il valore di un calciatore. Ma anche da un atteggiamento di scarso rigore da parte della Federazione, che, per esempio, ha sospeso i controlli fiscali per venire incontro ai club travolti dalla crisi Covid. Col rischio che l’esile sistema finanziario che sorregge il calcio italiano possa a un certo punto crollare, travolgendo tutto il movimento.

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