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Plusvalenze Juventus: il precedente con lo stesso pm

Chi sta indagando sui bilanci della Juventus ha già perso una precedente “partita” contro la precedente dirigenza

plusvalenze juventus

Chi sta indagando sui bilanci della Juventus ha già perso una precedente “partita” contro la Triade

Il caso plusvalenze è inevitabilmente uno dei più caldi dell’attualità calcistica e sta alimentando, come di consueto, un sentimento popolare. Indiscrezioni, intercettazioni, addirittura messaggi WhatsApp, che non dovrebbero mai venir fuori, sono prontamente finiti sui media creando un clima al solito “manettaro” prima ancora che venga istituito un processo. Ancora nessuno può sapere cosa succederà alla Juventus e a tutti gli altri club che hanno fatto ricorso alle plusvalenze per migliorare i propri conti, anche se i precedenti possono dirci già qualcosa.

Plusvalenze: i precedenti

Nel 2008, Milan e Inter se la cavarono con una multa di 90 mila euro, perché sostanzialmente le plusvalenze furono utilizzate solo per “abbellire” i bilanci. Diverso il caso del Chievo, che fu penalizzato di 3 punti (dopo una richiesta di 15) perché tramite quelle manovre riuscì ad iscriversi al campionato, cosa che altrimenti non sarebbe riuscito a fare. Inoltre, tra i calciatori oggetto di spostamenti, ve ne furono alcuni che non giocarono mai e che non avevano nemmeno accordi economici, a conferma dunque del fatto che fossero trasferimenti virtuali. Ultima, ma non meno importante, la pistola fumante, ovvero l’intercettazione che confermava la plusvalenza come mezzo per restare nel massimo campionato italiano.

Doppia assoluzione per la Triade

Detto questo, è curioso notare, nel caso della Juventus, come tra i pm che stanno indagando ci sia Marco Gianoglio, che nel 2009 tentò un’indagine simile (basta googlare per recuperarne i riferimenti da testate come Gazzetta.it). Allora c’era la celeberrima Triade a guidare la società bianconera e la stessa finì sotto la lente di ingrandimento per le plusvalenze generate in primis dalle operazioni Mutu e Zidane e gli effetti dei trasferimenti sui bilanci dal 2001 al 2006. Il pm allora chiese da 3 a 2 anni di reclusione per Moggi, Giraudo e Bettega, ma già il primo grado si concluse con un’assoluzione piena. La Procura presentò ricorso e perse anche in secondo grado, con una nuova e piena assoluzione per la dirigenza della Juve nel 2018. Un processo lunghissimo che ha impiegato ingenti risorse per concludersi con un nulla di fatto.

“Indagare sulla Juve attira riflettori”

È curioso il fatto che a distanza di un solo anno da quella seconda sconfitta (l’inchiesta Prisma parte dal 2019), uno dei pm della prima inchiesta sia tornato alla carica. Ed è curioso che anche questa volta, il perito (un noto commercialista) incaricato dalla Procura di Torino per il calcolo delle plusvalenze sia anch’egli lo stesso. Inevitabile che sorgano spontaneamente tante domande. La prima è inevitabilmente: non è che aprire un’inchiesta sulla Juventus generi clamore e porti grande pubblicità a chi l’avvia? A tal proposito, lo stesso ex magistrato Palamara in questi giorni ha confermato che “indagare sulla Juventus attiri i riflettori”. E crea un effetto mediatico devastante, salvo poi alle assoluzioni non dare la stessa visibilità alle sentenze.

Perché il pm Gianoglio ce l’ha tanto con la Juventus? E chi risarcisce i contribuenti quando un’inchiesta che ha impiegato ingenti risorse pubbliche si conclude con un nulla di fatto? Ieri il numero uno di Exor, John Elkann, ha ribadito di avere massima fiducia nella magistratura, con cui la Juventus sta collaborando sin dall’inizio. Ovviamente, il processo penale sarà molto lungo (il precedente è durato 10 anni), ma quello sportivo sarà immediato e rapido. Si dice che tempo un mese e si arriverà a sentenza definitiva. Che inevitabilmente a seconda dell’esito avrà più o meno visibilità sui media.

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Mirko Nicolino, giornalista e allenatore, mi divido tra scrivania e campo, guidato da una sola ed unica passione

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