Connect with us

Sostiene Nicolino

Plusvalenze, Osimhen: l’affare s’ingrossa? (cit.)

Uno dei tre giovani calciatori ceduti al Lille nell’affare Osimhen racconta come è stata generata la plusvalenza

osimhen plusvalenza liguori

Uno dei tre giovani calciatori ceduti al Lille nell’affare Osimhen racconta come è stata generata la plusvalenza

Si è parlato tanto delle plusvalenze della Juventus in questi giorni sui media, ma in queste ore ad impazzare è il caso Victor Osimhen. Sicuramente la questione non avrà la stessa enfasi mediatica di una vicenda che riguarda i bianconeri torinesi, ma come mi preme sottolineare da tempo, ci sono plusvalenze e plusvalenze. Se scambi un calciatore con un’altra squadra “gonfiandone” il valore, ma quei due elementi comunque scendono in campo con le nuove casacche, si tratta comunque di un’operazione reale, concreta, di cui poi va dimostrato il “valore gonfiato”. Se, al contrario, compri un calciatore da una squadra e in cambio dai delle giovani promesse che non vestiranno mai la casacca del club acquirente, le cose cambiano e in maniera importante.

C’è plusvalenza e plusvalenza…

È già successo in passato che cosiddetti futuri campioni siano stati ceduti da un club all’altro, senza però mai cambiare maglia e senza firmare nemmeno un accordo economico, che è la prova del rapporto tra calciatore e una data società. Ed è a mio avviso su queste operazioni che si dovrebbero concentrare le attenzioni delle procure. Se vendi un calciatore che non vestirà mai la maglia della squadra acquirente, non ne hai gonfiato un valore, ma hai semplicemente effettuato un’operazione farlocca. Lascio a voi l’onere di farvi un’idea del livello di gravità, perché non si può fare di tutta l’erba un fascio quando si parla di plusvalenze, né parlarne in modo leggero affermando che si tratti meramente del prezzo di vendita meno il costo di acquisto (come fato da alcune note trasmissioni televisive). Ci sono altri fattori che concorrono a generare una plusvalenza, ma non voglio addentrarmi ora in questo campo.

Quello che mi preme sottolineare è la differenza, appunto, tra quanto sta emergendo dall’operazione Osimhen e le altre plusvalenze di cui abbiamo letto in questi giorni. Lo scoop di oggi è del quotidiano La Repubblica, che ha sentito Luigi Liguori, giovane centravanti che nel 2020 era in prestito alla Fermana e che racconta cosa sia successo nell’estate di quell’anno. Il Napoli acquista Victor Osimhen dal Lille per una cifra totale di 70 milioni lordi più 10 di bonus. Nell’ambito della stessa operazione, citando Gianluca di Marzio, il Lille ha versato al club partenopeo 20 milioni netti per il cartellino del terzo portiere Karnezis e tre giovani promesse, tra cui appunto Liguori, il cui cartellino è stato valutato 4 milioni di euro. Peccato che il ragazzo al Lille non ci sia mai andato e a raccontarlo è il diretto interessato al quotidiano La Repubblica.

“Firmai per tre anni col Lille senza mai andare in Francia”

“A giugno mi chiamò il Napoli e mi disse: vieni a Castel Volturno, dobbiamo parlare. Siamo andati io e il mio procuratore – ricorda il ragazzo – la società ci ha offerto due opzioni: potevo rinnovare per un anno e restare, o accettare di andare al Lille e firmare per tre anni, entrando nell’operazione Osimhen. Voi che avreste fatto? Ne ho parlato con il mio agente e ho accettato. Il 30 giugno abbiamo firmato con il Lille. Però non siamo mai andati a Lille. Nemmeno per firmare. Hanno mandato i contratti a Napoli e abbiamo firmato a Castel Volturno”.

Non solo Liguori, dunque, nemmeno gli altri due giovani calciatori di proprietà del Napoli si sono mai trasferiti in Ligue 1, poiché sono rimasti in prestito in Italia per una stagione e al termine della stessa tutti hanno rifiutato il trasferimento al Lille. “Noi non volevamo più andare in Francia, allora ci hanno proposto di lasciare sul tavolo i due anni di contratto e accettare una buonuscita. Purtroppo io non sapevo tutto – continua Liguori – Loro non è che ti dicono che volevano fare plusvalenza. Ci hanno detto solo: il Lille vuole tre giovani e noi abbiamo pensato a voi. Poi col passare delle settimane abbiamo scoperto tutto, ma ormai eravamo coinvolti, non potevamo più fare nulla”.

Attenzione, che la società non abbia fornito ai calciatori informazioni dettagliate sull’operazione contabile ci sta, nel senso che non era un obbligo far conoscere loro dettagli non strettamente legati a loro, ma una maggiore trasparenza avrebbe reso meno nebuloso il tutto. Oggi Liguori gioca in Serie D ed ammette di avere, assieme agli altri due ex compagni, un grande rimpianto: “Con gli altri due ragazzi coinvolti nell’operazione ci sentiamo spesso e tra di noi ci diciamo: noi avevamo tre anni di contratto. Ci siamo bruciati per “colpa” del Napoli. Perché noi non sapevamo nulla”. Ciascuno si faccia le proprie idee sulla base di queste rivelazioni e si chieda, come spesso fa qualcuno quando le vicende grigie riguardano altri club, l’affare s’ingrossa?

Mirko Nicolino, giornalista e allenatore, mi divido tra scrivania e campo, guidato da una sola ed unica passione

More in Sostiene Nicolino