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Riaprono gli stadi e tornano gli insulti razzisti

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Con il ritorno del pubblico negli stadi, sono tornati anche gli insulti razzisti e le conseguenti sanzioni, come se ne esce?

Si era detto che la pandemia ci avrebbe reso tutti migliori. Evidentemente non questa volta, la prossima. Il calcio italiano sta tornando pian piano alla normalità e addirittura entro fine mese potrebbero esserci altre buone nuove per i club, con la possibilità che le autorità nazionali aumentino la capienza degli stadi. Attualmente, in zona bianca gli impianti all’aperto possono ospitare tifosi per il 50% della capienza totale, ma il governo è già al lavoro per un’estensione prima al 75% e in seguito al 100%, ovviamente previo green pass. Una notizia anticipata dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, che inevitabilmente è stata accolta con grande favore dagli addetti ai lavori, essendo il calcio una delle principali “industrie” del Bel Paese.

Una ripresa economica di un settore che coinvolge qualche milione di lavoratori (non bisogna pensare solo ai calciatori, ma a tutto il contorno tra giornalisti, ristoratori, fotografi etc.) rappresenta per certi versi una manna dal cielo, ma purtroppo sta portando con sé anche alcuni effetti collaterali. Con la riapertura degli stadi, infatti, sono già tornati i cori di discriminazione territoriale e gli insulti razzisti. Il peggio che la nostra società possa esprimere al termine di un periodo così duro, fatto di lockdown e restrizioni. Chi pensava davvero che i vari slogan “ce la faremo insieme”, “alla fine saremo persone migliori”, si sarebbero tramutati in realtà si sbagliava di grosso. Il rospo diventa principe solo nelle favole e la nostra società purtroppo non è affatto migliorata, nonostante il test probante del virus.

Si ricomincia con i soliti, beceri insulti razzisti

Un grido d’allarme arriva oggi dal Pescara Calcio tramite il proprio profilo Twitter ufficiale, ma anche in Serie A in questo inizio di stagione ne abbiamo già viste abbastanza. Ne sanno qualcosa i due centrocampisti del Milan Kessié e Bakayoko, che sono stati oggetto di insulti e gesti razzisti da parte del tifo organizzato della Lazio in occasione della sfida giocata a San Siro qualche giorno fa. Ne sa qualcosa anche un altro milanista, il portiere Maignan, che durante il riscaldamento di Juve-Milan è stato preso di mira da un paio di supporters bianconeri assiepati dietro la sua porta di competenza. Nel primo caso, la giustizia sportiva ha avviato le indagini e le procedure che si richiedono in queste occasioni. Nel secondo, nel giro di poche ore la Juve, prima ancora di ricevere il sollecito del Milan e delle autorità sportive, ha individuato i colpevoli grazie al moderno sistema di videosorveglianza presente all’Allianz Stadium.

Penalizzare “tutto il tifo” non serve a nulla

In questo, l’impianto di proprietà del club bianconero è sicuramente all’avanguardia in Italia e anzi, sarebbe il caso che tutti gli stadi fossero adeguati alla stessa stregua. Il fenomeno è indubbiamente culturale e lo si risolve innanzitutto attraverso la sensibilizzazione nei confronti di certi temi come la diversità e la tolleranza, ma al contempo deve esserci un sistema di sanzioni che non vada a colpire i club incolpevoli e anche chi allo stadio ci va semplicemente per assistere ad uno spettacolo. Le pene cumulative no sono la soluzione, ma visto che allo Stadium si può, occorre predisporre ovunque – sulla base del modello inglese – un sistema che individui e punisca solo ed esclusivamente i violenti e gli idioti, allontanandoli se possibile per sempre dagli stadi.

Chi non è in grado di rispettare le regole basi del vivere civile, chi non riesce ad abituarsi alla diversità, nel 2021, non può continuare a dare sfogo ai propri istinti animaleschi rimanendo impunito oppure lasciando ricadere le responsabilità anche sulla parte buona del tifo. Tanto si è fatto in questi anni, è vero, ma la strada da percorrere è ancora lunga e passa inevitabilmente anche da quello che è uno dei talloni d’Achille del calcio italiano, ovvero stadi obsoleti che non riescono a garantire spesso la sicurezza e l’elevata qualità dello spettacolo. Prima delle riforme dei campionati, dei vari format proposti con playoff e playout, il movimento calcistico italiano deve riacquistare credibilità con regole certe e soprattutto impianti moderni e sicuri. Spazi che le famiglie devono poter vivere 24 ore su 24, 7 giorni su 7, non solo in occasioni delle partite.

Mirko Nicolino, giornalista e allenatore, mi divido tra scrivania e campo, guidato da una sola ed unica passione

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