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Roberto Mancini: Capolavoro psicologico

Il CT Roberto Mancini dà spazio a tutti e riscatta se stesso. Nessuno sarà trascurato come capitò a lui a Italia ’90. Al capolavoro tecnico, insomma, si aggiunge quello psicologico. Così, la nazionale italiana diventa UNA SQUADRA, composta da tanti ingranaggi di un unico oliato meccanismo.

Il CT dà spazio a tutti e riscatta se stesso. Nessuno sarà trascurato come capitò a lui a Italia ’90.

Ci deve essere tanto passato nelle scelte presenti del Mancio, il CT dell’Italia che sa solo vincere. Si è piazzato davanti a tutti, nel gruppo A degli Europei, vincendo tre partite su tre, segnando 10 gol senza subirne uno, e soprattutto coinvolgendo 25 dei 26 giocatori a disposizione. Un record.

Certo, si potrebbe obiettare, la qualificazione era già in tasca dopo le prime due partite: tanto valeva far giocare tutti gli altri e far riposare i cosiddetti titolari in vista degli ottavi di finale. Tantopiù che, forse, arrivare secondi nel girone avrebbe garantito un percorso con minori ostacoli.

Ma sarebbe un ragionamento sbagliato: 

  1. perché Mancini non gradisce perdere punti per strada;
  2. perché continuando a correre, si allunga il record personale del Ct:  dopo il Galles è imbattuto da 30 partite come il primatista Pozzo, e con l’ultima sono 11 le vittorie consecutive, con un parziale di 32 gol a 0;
  3. perché il fine ultimo è di far sentire importanti TUTTI i giocatori della nazionale.

Non come capitò a lui, che nell’unico mondiale in cui fu convocato, quello del 90, non giocò neanche un minuto…

C’era un cieco in panchina”, ha spesso raccontato Roberto, riferendosi al Commissario Tecnico di allora, Azeglio Vicini, che non gli fece fare dieci minuti nemmeno nella finale per il terzo e quarto posto. E non si dimenticò di un  giocatore qualsiasi, ma di un talentissimo che ha avuto il  torto di trovarsi tra i piedi, nella stessa epoca pallonara, tale Roberto Baggio, cioè un altro 10 coi piedi fatati.

Quella amarezza, Mancini non se la scorderà più. Nel mondiale precedente non era stato convocato per aver fatto tardi in una serata di New York durante una tournee di preparazione a Messico 86. E aveva trovato Bearzot ad aspettarlo nella hall…

Ma nel 90 pensava fosse arrivato il suo momento. E quindi, la disillusione è ancora viva. Mancio sa cosa provano i giocatori, sa cosa significa veder bruciare le proprie occasioni. Per questo, ora protegge i suoi ragazzi. Per questo li coccola e li fa sentire importanti. La rosa delle nazionali dell’Europeo, per via del Covid e della maggiore possibilità di imprevisti, per la prima volta nella storia sono state allungate da 22 a 26 giocatori. Gli allenatori conservatori hanno sempre fatto fatica a considerare sullo stesso livello anche i 22 tradizionali.

Ma Mancio è qualcosa di diverso, se il gol decisivo della terza vittoria, quella contro il Galles, lo segna il convocato numero 27, Pessina. Che era stato escluso dalla lista, ed è stato ripescato solo a causa dell’infortunio di Sensi.

“Ho una squadra forte, e le alternative sono affidabili quanto i titolari” ha sempre detto Mancini. Ma chi gli avrebbe creduto, se il suo comportamento non lo avesse nei fatti dimostrato?

Per ora hanno giocato 25 giocatori sui 26 presenti, cioè tutti i giocatori di movimento più Sirigu, uno dei due portieri di riserva: solo Meret, il terzo,  non è stato ancora utilizzato. Sapete questo cosa significa? Che nessuno parlerà del Mancio come il Mancio ha fatto a proposito del suo ex allenatore; che tutti si sentiranno parte integrante della squadra; che ogni giocatore esulterà ai gol come un protagonista; e che quando sarà chiamato in causa risponderà presente, dando tutto e forse di più.

Al capolavoro tecnico, insomma, si aggiunge quello psicologico. Così, la nazionale italiana diventa UNA SQUADRA, composta da tanti ingranaggi di un unico oliato meccanismo. A nessuna pietra preziosa, paragonabile al Roberto Mancini di Italia 90, sarà permesso di perdere la propria luce. Forse non ci vincerà l’Europeo, Roberto, anche se ci proverà. Ma intanto ha restituito, a se stesso, un pezzo di quello che si è perso per strada.

Stefano De Grandis, 2° DEG

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Libero pensatore e opinionista di Sky, soprattutto libero, a tratti pensatore.

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