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Questioni di cuore

La prima tornata di partite è ruotata attorno ai sentimenti. Dal cuore degli azzurri, di nuovo brillantissimi, e quello degli ungheresi che hanno esaurito  lo stadio; fino a quello di Christian Eriksen, che si è addirittura fermato, prima  di riprendere a battere, spinto dal lavoro dei medici e dal calore dei compagni

Solo una partita a testa, eppure è già successo tutto. Tutto quanto è legato alle emozioni, tutto ciò che fa riferimento al cuore. A quello degli italiani, per cominciare. Che ha ricominciato a battere dentro uno stadio e in una grande competizione, visto che dall’ultimo mondiale eravamo stati clamorosamente e ignobilmente eliminati.

Cinque anni dopo, di nuovo a soffrire tutti insieme per un grande evento di calcio internazionale, e finalmente con la possibilità di vedere la partita dal vivo, di fare il tifo uno accanto all’altro. Di nuovo entusiasti, di nuovo vestiti di azzurro, di nuovo pronti a cantare, magari limitandosi a battersi col pugno in occasione dei tre gol dell’Italia. Una sorta di ritorno alla normalità, alla serenità, alla vita. L’Italia ha cominciato per prima, dimostrando una volta di più di esserci: nona vittoria consecutiva, 28 gol fatti, nessuno subito. Mica male! Con l’aggiunta che stavolta la partita, esordio dell’Europeo, contava di più. Noi intanto ci abbracciamo, anche se ancora possiamo entrare uno su quattro, e vediamo se riuscite a farlo anche voi.

Hanno risposto gli inglesi, anche loro giocando in casa, a Londra, in questo torneo per la prima volta itinerante, ma convincendo contro una squadra tosta come la Croazia. 1-0 grazie al gol di Sterling, cresciuto a Neeld Crescent, sobborgo vicino allo stadio di Wembley, fantasticando su una notte come questa. Tanto da avere sul braccio, tatuata, la sua immagine di bambino con la maglia numero 10, mentre guarda, estasiato, palla sotto braccio, la struttura dello stadio.

Il sogno che diventa realtà, brividi. 

Da Inghilterra e Belgio ci si aspetta sempre di più di quello che poi si raccoglie. Ma stavolta hanno cominciato bene. Se possibile, il Belgio ancora meglio: 3-0 alla Russia e giocando a Sanpietroburgo, quindi in trasferta, anche se col 25 per cento del pubblico.

Vittoria rotonda, convincente e…piena di Lukaku. Subito doppietta, subito in testa tra i cannonieri più attesi. Come sempre segna, come sempre domina, come sempre affascina.

Anche con la dedica, dopo il primo gol, cercando la telecamera: “Stay strong, Christian, i love you”.

Già, perché a proposito di cuore, come si fa a non parlare di quello di Eriksen, che all’improvviso, alla fine del primo tempo tra Norvegia e Finlandia, aveva smesso di funzionare? Così, senza un preannuncio, senza uno scontro o un trauma apparente. Era andato giù, Christian, faccia a terra, bloccandosi come un giocattolo elettrico a cui venga staccata di colpo la spina, regalando un’immagine shock a tutti coloro che stavano assistendo alla partita.

Christian Eriksen non si arrende

Dodici minuti di pathos, in cui si è temuto il peggio, con il suo cuore all’inizio fermo e il nostro stretto tra le mani. E con la più bella immagine che accompagnava quella terrorizzante di Eriksen steso a terra: i suoi compagni hanno spiegato a tutti in cosa consista la dignità. Anche durante la paura, anche nella sofferenza. Tutti attorno a lui, ma senza stargli addosso, per lasciare spazio all’intervento dei medici, e creare a loro favore – con un circolo umano di giocatori allacciati con le braccia – un cordone sanitario che permettesse le manovre di pronto soccorso, assieme al rispetto della privacy di un ragazzo in lotta con la morte.

Nel dramma, la dignità e la freddezza. Quella di Simon Kjaer, che dopo essere stato il primo a soccorrerlo liberando le vie respiratorie dall’ingombro della lingua, è stato anche pronto a sostenere la moglie che si era precipitata sul campo.

Christian Eriksen è stato rianimato, e lascerà l’ospedale dopo pochi giorni, anche se a caldo, la paura dell’ineluttabile, dell‘imprevisto che possa stroncare una vita a soli 29 anni, toglie il coraggio, la voglia, la prospettiva per il futuro: come si fa in questi casi a tornare in campo serenamente?

The show must go on, ma i sentimenti non sono in vendita

La Danimarca ha dovuto completare la sua partita circa due ore dopo, senza grande possibilità di scelta, l’alternativa era il giorno seguente… e ovviamente quella partita l’ha persa, dentro un vortice di sentimenti tra i quali diventa difficile scovare il senso di una battaglia agonistica… The show must go on, è noto, ma i sentimenti non sono in vendita, e l’entusiasmo ha davvero rischiato di dissolversi. Rivitalizzato però da altre due storie efficaci: un gol alla Maradona, da centrocampo, del ceko Schick, che qualche anno fa fu obbligato a una serie di esami proprio per controllare le condizioni del suo cuore. E poi lo stadio di Budapest, teatro di Ungheria-Portogallo, questo sì completamente gremito di persone. Senza restrizioni e senza mascherine. A colpi di vaccino. Due storie necessarie per non cedere alla tristezza, e per riaffermare – sugli spalti o dentro il campo – che non sarà la paura a privarci delle passioni.

Secondo DEG

Libero pensatore e opinionista di Sky, soprattutto libero, a tratti pensatore.

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