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Tornare alle bolle o il Covid farà saltare la Serie A

Bloccata la Salernitana dall’ASL, con la quarta ondata di contagi il campionato italiano rischia di fermarsi senza un protocollo rigido

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Bloccata la Salernitana dall’ASL, con la quarta ondata di contagi il campionato italiano rischia di fermarsi senza un protocollo rigido

Il caso di Udinese-Salernitana getta nuove ombre sul campionato di Serie A, in un momento in cui in Europa e nel mondo la pandemia sta inevitabilmente condizionando un po’ tutti gli sport. Inevitabile una piccola parentesi sul club campano, che in queste ore ha incassato il no da parte del Consiglio Figc ad una nuova proroga per la cessione: se entro il 31 dicembre non ci sarà un acquirente, la Salernitana sarà esclusa dalla Serie A, con tutto ciò che ne conseguirà in termini di classifica e di immagine del calcio italiano.

Immagine che – tornando alla gara non disputata ieri per assenza della squadra ospite – deve essere nuovamente “difesa” dall’intervento delle ASL. Purtroppo, la deviazione dal protocollo consumatasi con Juventus-Napoli prima e con Lazio-Torino poi, ha esposto la Serie A a nuovi casi analoghi qualora ci fosse una recrudescenza del virus. Puntuale, dunque, in piena quarta ondata, una nuova puntata di una telenovela che conferma come il protocollo stilato oltre un anno fa sia ormai carta straccia. Quando il calcio è ripartito dopo la prima ondata, si è stabilito che con 13 tesserati a disposizione le squadre sarebbero dovute scendere in campo, grazie alle bolle presso strutture indicate dai club alle istituzioni sportive e alle ASL. La cosa ha funzionato per un certo periodo, poi è arrivata l’ASL di Napoli a bloccare gli azzurri per 2 sole positività ed è saltato tutto.

Torna la Serie ASL?

Ogni azienda sanitaria locale, seppur destinataria della circolare del ministero della Salute che ha approvato il protocollo stilato dall’UEFA e recepito dal calcio italiano, può oggi fermare una squadra anche con un solo positivo, quando ci sono stati casi lo scorso anno (il Milan a Crotone, ad esempio) in cui si è regolarmente giocato – come da protocollo – nonostante si fossero verificate delle positività anche a ridosso delle partite. Insomma, regole non valide per tutti e che hanno inevitabilmente dato vita ad un campionato falsato: c’è chi ha giocato senza tanti indisponibili per Covid e chi invece ha rinviato i match anche per un paio di assenze.

Dopo le feste inevitabili nuovi focolai

La situazione è altrettanto delicata oggi, come dimostrano i focolai che stanno portando al rinvio di gare della SuperLega di Volley o del massimo campionato di basket nostrano. Con le feste natalizie inevitabilmente i momenti di convivialità aumenteranno e il forte rischio è che alla ripresa del campionato le squadre si ritrovino falcidiate. Come se ne esce? L’unico modo, non ci sono altre vie, è il ritorno al protocollo rigido e senza eccezioni. Se è stato stabilito che i positivi debbano essere isolati dal gruppo squadra e gli altri siano costretti a rimanere in una struttura indicata dalla società alle autorità per poter continuare le attività, perché si pongono i calciatori in isolamento presso il proprio domicilio?

La credibilità del calcio italiano non è ai massimi storici (il caso plusvalenze si è allargato anche ad un’indagine della Procura di Milano sull’Inter), anzi, ma si può sempre rimediare nella vita e questo è uno di quei momenti. Una delle più importanti industrie della nazione, ma tutto lo sport in generale è atteso da nuove sfide purtroppo “griffate” dal virus e l’impressione è che in prospettiva ci siano mesi molto duri. I club rischiano di vedere i loro introiti nuovamente ridotti da nuove chiusure. In Germania, ad esempio, dal 28 dicembre tutte le partite di Bundesliga si giocheranno a porte chiuse con gli stadi vietati anche a vaccinati e guariti. Si tornasse così indietro anche da noi, sarebbe un disastro.

Mirko Nicolino, giornalista e allenatore, mi divido tra scrivania e campo, guidato da una sola ed unica passione

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